La storia di Joey Tribbiani è interessante perché dimostra una cosa che spesso dimentichiamo quando guardiamo una serie televisiva finita: i personaggi che conosciamo non esistono necessariamente nella testa degli autori nella loro forma definitiva. A volte nascono sulla carta e vengono poi modificati dall'attore che li interpreta. E nel caso di Joey, Matt LeBlanc non si limitò a recitare un personaggio già completamente formato. Contribuì a scoprire chi fosse davvero.

La versione iniziale di Joey era diversa da quella che sarebbe diventata familiare al pubblico di Friends. David Crane e Marta Kauffman lo avevano concepito come un ragazzo sicuro di sé, molto interessato alle donne, allo sport e alla vita sociale. Non era stato originariamente scritto come lo sciocco adorabile che conosciamo. Nella storia concepita inizialmente, Joey era anche destinato a essere coinvolto sentimentalmente con Monica, mentre la dinamica Ross-Rachel che avrebbe dominato gran parte della serie non era ancora quella definitiva.

Poi arrivò Matt LeBlanc.

E qui la storia diventa molto più interessante, perché le fonti dei creatori stessi raccontano che qualcosa cambiò durante il casting e soprattutto durante la realizzazione del pilot. Crane lo ha spiegato in modo piuttosto netto: Joey «non era stupido» quando il personaggio venne concepito. La trasformazione avvenne durante le riprese, quando qualcuno osservò che LeBlanc sapeva interpretare molto bene quel tipo di ingenuità. Marta Kauffman aggiunse un altro elemento decisivo: LeBlanc aveva dato a Joey qualcosa che non era scritto esplicitamente nel progetto originale, cioè il cuore.

Questa distinzione è fondamentale. Joey non diventò semplicemente più stupido. Diventò più umano.

Se fosse rimasto un seduttore sicuro di sé e relativamente calcolatore, avrebbe avuto un rapporto completamente diverso con il gruppo. Il problema non era che un personaggio del genere non potesse funzionare in televisione. Il problema era che avrebbe modificato profondamente l'equilibrio dell'ensemble. Friends non era costruita intorno a sei individui indipendenti che casualmente frequentavano lo stesso locale. Il valore della serie dipendeva dall'interazione fra personalità molto differenti. Joey doveva quindi avere una funzione precisa all'interno di quel sistema.

La soluzione trovata attraverso LeBlanc fu straordinariamente efficace: Joey poteva essere sessualmente sicuro di sé ma socialmente ingenuo; poteva essere vanitoso ma profondamente leale; poteva non capire una battuta o una situazione elementare e contemporaneamente avere una notevole sensibilità affettiva. La sua stupidità, per così dire, diventò una caratteristica comica, mentre la sua bontà impediva che il personaggio diventasse semplicemente antipatico.

E qui c'è una lezione che va oltre Friends.

LeBlanc non dovette necessariamente «convincere gli autori» attraverso una battaglia formale per imporre la propria idea. La cosa più interessante è che la sua interpretazione fornì agli autori informazioni che la sceneggiatura da sola non possedeva.

È un fenomeno molto più comune di quanto sembri nella produzione artistica: il progetto iniziale è un'ipotesi; l'attore, il pubblico, l'ambiente produttivo e la prova concreta possono rivelare qualcosa che l'autore non aveva previsto. Gli stessi creatori di Friends hanno raccontato che il processo di scoperta dei personaggi continuò durante la prima stagione e che gli attori portarono caratteristiche nuove rispetto alle intenzioni iniziali.

LeBlanc stesso, anni dopo, offrì una descrizione interessante di Joey. Disse che «stupido» non era necessariamente la parola giusta: Joey era piuttosto incorrect, cioè spesso sbagliava la lettura delle situazioni. È una differenza sottile ma importante. Un personaggio totalmente privo di intelligenza avrebbe rapidamente esaurito le proprie possibilità narrative. Un personaggio che interpreta male il mondo, invece, può generare continuamente situazioni comiche senza perdere la propria umanità.

E infatti Joey non è un idiota puro. È un personaggio che possiede competenze molto specifiche e ne è privo di altre. Sa muoversi nel mondo dello spettacolo, sa leggere certe situazioni sociali, sa essere affettuoso, conosce il proprio fascino e possiede una sicurezza che gli altri personaggi spesso non hanno. Allo stesso tempo può arrivare a conclusioni assurde su questioni che per gli altri sono elementari.

Questa asimmetria è precisamente ciò che lo rende utilizzabile narrativamente.

Un personaggio perfettamente equilibrato, competente in tutto e capace di comprendere sempre ciò che accade, offre poche possibilità alla commedia. Un personaggio completamente incapace diventa invece rapidamente insopportabile. Joey occupa una posizione intermedia: ha abbastanza capacità per essere credibile e abbastanza lacune per essere imprevedibile.

E qui torna il concetto che mi sembra più interessante in questa storia: il rapporto fra progetto e realtà.

Gli autori avevano una mappa.

LeBlanc entrò nel territorio.

E il territorio restituì informazioni che la mappa non conteneva.

Non significa che l'attore avesse necessariamente capito tutto fin dal primo giorno. Sarebbe una semplificazione. Le fonti mostrano piuttosto un processo di scoperta reciproca: LeBlanc porta una particolare interpretazione; gli autori ne riconoscono il potenziale; la scrittura si adatta; il personaggio evolve; il nuovo personaggio produce nuove possibilità narrative.

Questo è molto diverso dal semplice «l'attore ha cambiato il personaggio».

È più corretto dire che il personaggio definitivo è emerso dall'interazione fra sceneggiatura, attore e sistema narrativo.

Ed è proprio per questo che trovo interessante anche il paragone con altri campi di cui spesso parliamo. Un combattente può possedere una tecnica perfettamente studiata e scoprire sul ring che quella tecnica deve essere modificata. Un pugile può tornare dopo anni di assenza e comprendere che il proprio vecchio stile non corrisponde più al corpo che possiede. Un musicista può conoscere una partitura e scoprire che l'interpretazione cambia completamente quando entra in contatto con un'orchestra reale.

La conoscenza iniziale è una configurazione di partenza.

Non necessariamente quella finale.

Nel caso di Joey, la cosa forse più intelligente che LeBlanc fece fu proprio non cercare di essere fedele alla descrizione astratta del personaggio più di quanto fosse fedele a ciò che funzionava davanti alla macchina da presa. Non si trattava di tradire il progetto. Si trattava di scoprire quale versione del progetto possedeva realmente vita.

E questo spiega anche perché la frase «fingere di essere stupido è la cosa più intelligente che un attore possa fare» è divertente ma fuorviante. LeBlanc non aveva semplicemente inventato un trucco per far ridere. Aveva contribuito a trovare una configurazione nella quale il personaggio poteva essere contemporaneamente comico, affettuoso, sessualmente sicuro, vulnerabile e perfettamente integrato nel gruppo.

Il risultato non fu soltanto un Joey più divertente.

Fu il Joey che conosciamo.

E forse è questa la lezione più interessante: a volte il talento non consiste nel realizzare perfettamente ciò che era stato progettato. Consiste nel riconoscere, quando il progetto incontra la realtà, che cosa sta cercando di diventare.

Cesio Endrizzi