Nel rock’n’roll, dove le fedeltà durano quanto un bicchiere di Jack Daniel’s al primo round del tour, Michael Anthony rappresenta l’eccezione scomoda: l’uomo che fu cacciato non per aver suonato male, non per aver scritto troppe o troppe poche canzoni, ma per essersi rifiutato di odiare. La sua estromissione dai Van Halen, consumata tra il 2004 e il 2006 e ufficializzata nel 2007 con l’ingresso del quindicenne Wolfgang Van Halen al basso, è una delle pagine più tristi e insieme più rivelatrici della storia del rock: la vicenda di un musicista che scelse l’amicizia piuttosto che la convenienza, e che per questo fu privato del nome, del logo e del posto in una band che lui stesso aveva contribuito a costruire.

Tutto cominciò nel 1996, quando Sammy Hagar – il cantante che aveva guidato la band per undici anni e cinque album di successo – fu allontanato senza troppi complimenti dai fratelli Van Halen. Mentre Eddie e Alex tagliavano ogni ponte con Hagar, Anthony fece una scelta che gli sarebbe costata cara: continuò a essere suo amico. Negli anni successivi, Anthony suonò occasionalmente con la band solista di Hagar, i Waboritas, e partecipò a un progetto parallelo chiamato Planet Us. Per Eddie Van Halen, che in quegli anni lottava contro gravi problemi di tossicodipendenza e un comportamento sempre più instabile, la fedeltà di Anthony al suo “nemico” era un tradimento imperdonabile.

Il primo atto pubblico di questa frattura si consumò nel 2004, durante il disastroso tour di reunion con Hagar. Inizialmente, Eddie non voleva Anthony nel gruppo; prese in considerazione altri bassisti, ma Hagar si rifiutò di partecipare senza il suo amico. I fratelli Van Halen alla fine permisero ad Anthony di tornare, ma a condizioni umilianti: Anthony fu costretto a firmare un contratto che lo privava dei diritti sul nome e sul logo “Van Halen” e lo riduceva a un dipendente stipendiato, rinunciando alla sua storica quota del 25% dei profitti della band. “Ho dovuto rinunciare a parecchio per fare quel tour,” raccontò Anthony anni dopo. “Non avevo bisogno di soldi – l’ho fatto per i fan, per uscire con dignità”. Firmò quell’accordo umiliante solo per mantenere la pace e suonare un’ultima volta per il pubblico che lo aveva amato.

Il colpo di grazia arrivò dopo la fine disastrosa del tour. Mentre Eddie si disintossicava e iniziava a orchestrare una storica reunion con il cantante originale David Lee Roth, suo figlio Wolfgang – che aveva appena quindici anni – era diventato un talentuoso bassista. Eddie desiderava la serenetà e l’orgoglio di suonare al fianco di suo figlio, trasformando la band in una vera e propria impresa familiare. “Non sono mai andato da mio padre dicendo ‘dovrei suonare io il basso’,” ha raccontato Wolfgang. “A quel punto, volevo solo mantenere in vita mio padre”.

Anthony fu completamente emarginato, e alla fine scoprì di essere stato sostituito tramite i media. Nel 2007, il sito ufficiale dei Van Halen pubblicò le foto della nuova formazione: Wolfgang al basso, Anthony cancellato. Peggio ancora, per un certo periodo il suo volto fu rimosso anche dalle copertine degli album storici sul sito ufficiale, e il suo nome sparì dai crediti di canzoni classiche come “Panama” in alcuni database. Sammy Hagar descrisse l’atto come “una psicosi”, e rivelò che nei tour successivi la band usò nastri preregistrati della voce di Anthony per ricreare le sue celebri armonie vocali, perché né Eddie né Wolfgang potevano eguagliare la sua estensione. “Mike dovrebbe fargli causa per questo,” commentò Hagar.

Nonostante tutto, Anthony non ha mai alzato la voce. Ha rifiutato di criticare pubblicamente i fratelli Van Halen, e ha persino parlato bene del suo sostituto. “Wolfie è un grande ragazzo,” ha detto in un’intervista. “Suona batteria, chitarra, basso e canta. Mio padre, Ed, voleva che suo figlio suonasse con lui, e va benissimo. Ho scoperto che avrebbe suonato il basso… quando hanno fatto la conferenza stampa. Gli ho augurato buona fortuna in un paio di interviste, spero che le abbia lette”.

Mentre Eddie e Alex Van Halen tentavano di cancellarlo dalla storia della band, Anthony rifaceva la sua vita musicale con l’amico di sempre, Sammy Hagar. Insieme formarono i Chickenfoot, una superband con il chitarrista Joe Satriani e il batterista Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, pubblicando due album di successo e trovando un pubblico che apprezzava la loro chimica senza drammi. “È molto più divertente di quanto si possa immaginare,” disse Hagar. “E molto più divertente che stare nei Van Halen”. Anthony ha suonato anche nei The Circle, l’altra band di Hagar, continuando a fare ciò che sa fare meglio: suonare il basso, cantare armonie perfette, e rimanere amico delle persone che ama.

Nel dicembre 2023, a distanza di vent’anni, Wolfgang Van Halen e Michael Anthony si sono incontrati a Las Vegas, durante un concerto di Mammoth WVH, la band di Wolfgang. Si sono abbracciati, hanno scattato una foto, e l’hanno pubblicata sui social. “Ho incontrato un vecchio amico allo show di Mammoth WVH stasera a Vegas,” ha scritto Wolfgang. “Ti voglio bene, Mikey”. Anthony ha risposto: “Andato a vedere i Mammoth WVH ieri sera qui a Vegas, e hanno dato tutto! Ti voglio bene Wolf, così bello vederti! (Orgoglioso di te, fratello!!)”.

È l’immagine che racchiude l’intera parabola di Michael Anthony: un uomo che non ha mai portato rancore, che ha accettato l’ingiustizia con dignità, che ha scelto l’amicizia invece dell’odio e che, alla fine, ha riconquistato il rispetto di tutti – compreso quello del ragazzo che l’ha sostituito. Eddie Van Halen, morto nel 2020, non ha mai fatto pace pubblicamente con Anthony, ma forse non era necessario: la pace, per Anthony, non è mai stata una questione di orgoglio, ma di coerenza. E su quella, nessuno ha mai potuto nulla da ridire.

Cesio Endrizzi