Nel 2014, Meghan Markle compì 20 anni. Come ogni persona della sua generazione che aveva un blog, decise di festeggiare online. Scrisse un post intitolato "Birthday Suit" – letteralmente "il vestito del compleanno", ma il gioco di parole in inglese significa anche "nudo integrale".

Il post era un racconto intimo e vulnerabile: *My 20s were brutal. A constant battle with myself, judging my weight, my style, my desire to be as cool/as hip/as smart/as 'whatever' as everyone else.* (I miei vent'anni sono stati brutali. Una battaglia costante con me stessa, giudicavo il mio peso, il mio stile, il mio desiderio di essere cool, alla moda, intelligente, "qualunque cosa" come tutti gli altri.) 

E per accompagnare queste parole? Una foto in cui appariva chiaramente in topless. 

La foto non era rubata. Non era un "paparazzo con il teleobiettivo". Era lì, pubblicata da lei, sul suo blog personale, per i suoi lettori. Il post parlava di accettazione del corpo, di smettere di vergognarsi, di essere "abbastanza". 

Poi, nel 2017, quando la storia con Harry divenne seria e i tabloid britannici iniziarono a scandagliare il suo passato come fossero archeologi alla ricerca di un vaso rotto, quella foto – e tutto il resto – scomparve. Il blog The Tig venne chiuso. L'account Instagram ripulito. 

Ma su Internet, si sa, niente muore davvero.

Poi ci sono le altre. Quelle che descrivi con precisione: una festa di matrimonio tra amici, fine estate 2016. Alcune barche. Un muretto. Un drink in mano. E lei, senza reggiseno, che ride, parla, si sistema gli occhiali da sole.

Quelle, invece, non le ha pubblicate lei. Le hanno pubblicate i suoi amici.

Su Twitter. Su Instagram. Sui fan page. Alcune finirono persino su The Tig? Forse un link, un repost, un sorriso complice. Ma il punto non è chi le ha messe online. Il punto è che erano lì, visibili a tutti, pubblicamente associate a lei.

Erano immagini di una donna di 35-36 anni che si comportava come una donna di 35-36 anni in vacanza con gli amici: beve, balla, prende il sole, non si copre se fa caldo. Niente di illegale. Niente di immorale. Semplicemente – ed è qui che sta la questione – niente di "royal".

Circa quattro mesi dopo l'inizio della sua relazione con Harry, quelle foto scomparvero. I tweet cancellati. Gli Instagram rimossi. I fan page ripuliti. Non per ordine di un tribunale. Perché qualcuno – probabilmente lei – aveva chiesto agli amici di fare pulizia. 

Meghan Markle non è una vittima in questa storia. Non era una principessa violata da paparazzi malvagi mentre faceva un bagno di sole in giardino. Era un'attrice di Toronto che gestiva un blog lifestyle, pubblicava foto in topless per il suo compleanno, e andava in vacanza con amici che amavano condividere.

Il problema? Quel passato è diventato improvvisamente "compromettente" solo quando ha iniziato a frequentare un principe.

Prima di Harry, quelle foto erano "Meghan Markle, la ragazza disinibita e carismatica di Suits". Dopo Harry, sono diventate "la duchessa nuda" e "lo scandalo che infanga la monarchia". La foto non è cambiata. È cambiato lo sguardo su di lei.

E la domanda scomoda, quella che molti non fanno, è questa: se fosse stato un uomo – un attore, un erede al trono – qualcuno avrebbe mai parlato di "immagini compromettenti"?

La risposta, purtroppo, la conosciamo tutti.

Confrontiamo, tanto per restare in famiglia.

Harry, prima di Meghan: foto a Las Vegas mentre gioca a biliardo nudo con sconosciute. Dichiarazioni pubbliche di aver "perso la verginità in un campo di prato". Uscite con modelle e attrici. La stampa lo chiamava "il principe ribelle". Sorridevano. "Oh, quello scombinato di Harry."

Meghan, prima di Harry: un blog che parlava di body positivity. Una foto in topless per il suo compleanno. Un pomeriggio al mare con gli amici. La stampa la chiama "opportunista", "calcolatrice", "niente di royal". Si indignano. "Come osa?"

Il doppio standard non è nemmeno velato. È imbarazzante nella sua evidenza.

Lo scrivi tu stessa: No, non sono una puritana.

E proprio per questo, forse, possiamo guardare la questione con onestà. Le foto esistono. Sì. Sono state discusse, condivise, commentate. Sì. Alcune le ha pubblicate lei, altre i suoi amici. Sì.

Ma la vera domanda non è "quali sono le immagini più discusse del passato di Meghan Markle?". La vera domanda è: perché vengono discusse ancora oggi?

Un uomo che aveva posato nudo a 30 anni non verrebbe mai chiamato "compromesso". Una donna che lo fa, invece, viene messa in gabbia e sbattuta in prima pagina. Le sue foto non sono la sua colpa. Sono il pretesto con cui una certa stampa racconta la storia che vuole raccontare: quella della "principessa scostumata che non è all'altezza del trono".

Peccato che lei, quel trono, non l'abbia mai chiesto.

La vicenda delle foto di Meghan Markle non è uno scandalo. È una cartina al tornasole del nostro modo di giudicare le donne pubbliche. È un test di ipocrisia collettiva.

E la risposta, anno dopo anno, è sempre la stessa: gli stessi tabloid che stampavano le foto di Harry nudo a Las Vegas come "simpatiche marachelle", hanno stampato le foto di Meghan in topless come "prova della sua immoralità".

Non c'è differenza nelle foto. C'è differenza nel nome in calce.

Lui: "principe ribelle". Lei: "duchessa scandalosa".

E così, ancora una volta, vince il doppio standard. E la foto più discussa del passato di Meghan Markle non è quella che vediamo. È quella che ci rifiutiamo di vedere: il riflesso di una società che perdona agli uomini ciò che condanna nelle donne.