Quando oggi pensiamo a Peter Quill, alias Star-Lord, è quasi impossibile separare il personaggio dal volto di Chris Pratt.

Giacca di pelle, pistola blaster, battute sarcastiche, sicurezza ostentata, fisico da supereroe e quell'atteggiamento da spaccone che nasconde una buona dose di insicurezza: dopo tre film dei Guardiani della Galassia e le sue apparizioni nell'universo Marvel, Pratt sembra essere nato per interpretarlo.

Ma nel 2013, quando Marvel stava cercando l'attore destinato a diventare Peter Quill, questa associazione era tutt'altro che ovvia.

Anzi: per James Gunn, inizialmente, l'idea di affidare il protagonista a Chris Pratt sembrava quasi assurda.

Pratt era conosciuto soprattutto per Andy Dwyer in Parks and Recreation, un personaggio volutamente goffo, sovrappeso, immaturo e comico. Non era ancora l'eroe d'azione che il pubblico avrebbe conosciuto pochi anni dopo. E soprattutto, quando si presentò al provino per Guardians of the Galaxy, non aveva affatto il fisico che associamo oggi a Star-Lord.

La domanda, quindi, è molto interessante: perché Marvel lo scelse?

La risposta non è semplicemente "perché costava poco".

Questa spiegazione, spesso ripetuta online, è molto più fragile dei fatti documentati. Pratt non era ancora una superstar cinematografica, questo è vero. Ma le testimonianze disponibili sul casting raccontano soprattutto un'altra storia: Sarah Finn, casting director di Marvel, continuava a considerarlo un candidato interessante; James Gunn inizialmente rifiutò l'idea; poi Pratt entrò nella stanza e cambiò completamente la situazione.

Gunn aveva già visto moltissimi attori.

Secondo le ricostruzioni dell'epoca, il regista aveva fatto provini a oltre cento interpreti e screen test a più di venti attori per il ruolo di Peter Quill. Tra i nomi associati al casting comparivano attori molto più vicini, almeno sulla carta, al tradizionale protagonista hollywoodiano. Joseph Gordon-Levitt, Aaron Paul, Eddie Redmayne, Lee Pace e altri furono collegati al processo di selezione.

Ma Gunn non cercava semplicemente un bell'uomo capace di indossare un costume.

Voleva qualcuno che potesse fare per Guardians of the Galaxy qualcosa di simile a ciò che Robert Downey Jr. aveva fatto per Tony Stark in Iron Man: non limitarsi a interpretare il personaggio, ma diventare il centro della sua personalità cinematografica.

Peter Quill doveva essere arrogante ma simpatico, infantile ma capace di diventare eroico, ironico ma anche vulnerabile. Doveva avere il fascino dell'eroe d'azione senza perdere la capacità di sembrare un idiota quando la situazione lo richiedeva.

Ed è qui che entrò in gioco Sarah Finn.

Finn continuava a suggerire Chris Pratt.

Gunn non era convinto.

La sua reazione iniziale era sostanzialmente: Chris Pratt? Il ragazzo paffuto di Parks and Recreation? Impossibile.

Ma Finn riuscì a convincerlo almeno a incontrarlo.

Fu uno di quei momenti in cui il casting cinematografico dimostra quanto possa essere imprevedibile.

Pratt entrò nella stanza e cominciò a fare il provino.

Secondo Gunn, bastarono pochissimi secondi per cambiare idea. In una successiva ricostruzione, il regista ha raccontato di essersi girato verso Finn durante l'audizione e di aver capito quasi immediatamente che Pratt era l'uomo giusto.

Non era ancora fisicamente Star-Lord.

Ma era già Peter Quill.

Questa distinzione è fondamentale.

Il casting non partì dal corpo.

Partì dalla personalità.

Pratt aveva qualcosa che altri candidati, forse più eleganti, più atletici o più tradizionalmente "da protagonista", non erano riusciti a trasmettere. Aveva il ritmo comico, l'arroganza giocosa, l'energia e soprattutto la capacità di rendere credibile un personaggio che vive continuamente sul confine tra eroismo e stupidità.

E c'era un altro dettaglio importante: Pratt stesso inizialmente non pensava di essere adatto.

Quando gli venne proposto il provino, quasi rifiutò. Aveva già sperimentato il fallimento in altri casting per grandi film e non voleva esporsi nuovamente al rischio di presentarsi a un'audizione sapendo di non corrispondere fisicamente all'immagine dell'eroe richiesta. In un'intervista raccontò di essere entrato nel provino consapevole di essere ancora "heavy and out of shape".

Poi arrivò la parte che avrebbe trasformato non soltanto il suo corpo, ma la sua carriera.

Marvel aveva trovato Peter Quill.

Adesso doveva costruire Star-Lord.

E qui Chris Pratt prese la cosa sul serio.

Per prepararsi al ruolo seguì per mesi un programma estremamente intenso di allenamento e alimentazione. Le fonti dell'epoca indicano una perdita di circa 60 libbre, equivalenti a circa 27 chilogrammi, in sei mesi. Pratt lavorò con preparatori atletici e nutrizionisti, combinando pesi, cardio e una dieta molto controllata.

La trasformazione non era semplicemente una questione estetica.

Pratt doveva cambiare il modo in cui il pubblico lo percepiva.

Per anni era stato Andy Dwyer: il personaggio comico, il ragazzo sovrappeso, il fannullone irresistibilmente stupido.

Ora doveva diventare un protagonista Marvel.

E il passaggio era enorme.

Pratt stesso spiegò che la preparazione fisica durò mesi e comprese allenamento con i pesi, cardio e una nutrizione rigorosa. In un'altra intervista raccontò che i primi mesi del coinvolgimento nel progetto furono dedicati soprattutto alla trasformazione fisica.

La cosa interessante è che Pratt aveva già iniziato a cambiare il proprio corpo prima di Guardians of the Galaxy.

Per Moneyball aveva perso peso per interpretare Scott Hatteberg, mentre per Zero Dark Thirty aveva sviluppato un fisico più atletico interpretando un Navy SEAL. Pratt raccontò che proprio Zero Dark Thirty gli aveva fatto capire che poteva essere credibile anche come protagonista fisicamente imponente.

Quindi la trasformazione di Guardians non arrivò dal nulla.

Fu il punto culminante di una trasformazione professionale iniziata qualche anno prima.

E qui c'è un'altra ragione per cui la teoria secondo cui Marvel avrebbe scelto Pratt semplicemente perché era "economico" non convince del tutto.

Se fosse stato soltanto un problema di budget, non ci sarebbe stato bisogno di costruire una parte così importante del casting attorno alla capacità dell'attore di incarnare Peter Quill.

Il valore di Pratt, infatti, emerse durante il provino.

Il suo vantaggio non era essere già Star-Lord.

Era essere capace di diventarlo.

Naturalmente Hollywood ragiona anche in termini economici. Pratt nel 2013 non aveva ancora il potere contrattuale di una superstar affermata. Era principalmente un attore televisivo molto conosciuto negli Stati Uniti e stava entrando nella fase di transizione verso il cinema. Ma trasformare questo dato in "Marvel lo scelse perché costava poco" significa confondere una possibile conseguenza della sua carriera con la ragione documentata della scelta.

La storia raccontata da Gunn e Finn è molto più semplice: stavano cercando il protagonista, avevano provato moltissimi attori e non avevano ancora trovato quello giusto.

Poi arrivò Pratt.

E il problema fu risolto.

La trasformazione fisica arrivò dopo.

Questo è forse l'aspetto più affascinante dell'intera vicenda.

Quando Chris Pratt fece il provino, non aveva il corpo di Star-Lord.

Marvel vide comunque Star-Lord dentro di lui.

Poi gli diede il tempo, gli strumenti e le risorse necessarie per trasformare quell'idea in un'immagine cinematografica.

Pratt, dal canto suo, fece il resto.

Per un attore abituato a essere scelto per la sua comicità, accettare un ruolo che richiedeva una trasformazione fisica così radicale significava scommettere sulla propria carriera.

E la scommessa funzionò.

Guardians of the Galaxy arrivò nelle sale nel 2014 e trasformò Peter Quill da personaggio relativamente poco conosciuto al grande pubblico in uno degli eroi più riconoscibili del Marvel Cinematic Universe.

Chris Pratt non era più soltanto Andy Dwyer.

Era diventato Star-Lord.

E forse la lezione più interessante di questa storia è proprio questa: il casting cinematografico non consiste sempre nello scegliere qualcuno che assomiglia già al personaggio. A volte consiste nel trovare qualcuno che possiede il carattere del personaggio e poi costruire tutto il resto intorno a lui.

James Gunn inizialmente vide Chris Pratt e pensò che fosse l'uomo sbagliato.

Sarah Finn continuò a insistere.

Pratt entrò nella stanza.

Passarono pochi secondi.

E quello che sembrava il candidato meno plausibile diventò Peter Quill.

Il fisico poteva essere trasformato.

La personalità no.

Ed è probabilmente proprio lì che Chris Pratt vinse il ruolo.

Cesio Endrizzi