La questione del video di "I Want to Break Free" dei Queen, e della sua ricezione, è un argomento affascinante che intreccia cultura, musica e dinamiche sociali degli anni '80. Secondo Brian May e Roger Taylor, membri sopravvissuti della band, il motivo principale del boicottaggio del video negli Stati Uniti fu l'omofobia e, probabilmente, anche un tocco di misoginia. Questo episodio riflette il contesto socio-culturale del tempo, evidenziando come una performance artistica possa diventare oggetto di controversie e fraintendimenti.
"I Want to Break Free", uno dei brani più iconici dei Queen, fu accompagnato da un video musicale in cui i membri della band si travestivano, interpretando personaggi di una tipica soap opera britannica, come Coronation Street. Freddie Mercury, con baffi e una parrucca, incarnava una casalinga che passava l'aspirapolvere, mentre gli altri membri della band assumevano ruoli simili, rappresentando una famiglia di classe operaia.
L'intento del video non era solo ironico, ma anche una satira sociale e, in parte, un messaggio femminista. La rappresentazione della monotonia della vita suburbana e della voglia di "liberarsi" era un tema universale, ma l'uso del travestimento per trasmettere questo messaggio non fu ricevuto allo stesso modo ovunque.
In Gran Bretagna e in molti altri Paesi, il video è stato accolto positivamente e apprezzato per il suo umorismo e la sua originalità. Tuttavia, negli Stati Uniti, la reazione fu radicalmente diversa. MTV, uno dei canali principali per la diffusione di video musicali, decise di ridurre drasticamente la trasmissione del video. Questo nonostante il fatto che il brano fosse un successo e l'album The Works contenesse altri pezzi di grande impatto, come "Radio Ga Ga".
Negli anni '80, l'omofobia era ancora molto radicata in molte parti del mondo, in particolare negli Stati Uniti, dove le questioni legate alla sessualità e al genere erano spesso oggetto di dibattito e stigmatizzazione. Anche se Freddie Mercury non aveva ancora dichiarato apertamente la sua omosessualità (lo avrebbe fatto solo implicitamente negli anni successivi), la sua immagine androgina e il travestimento nel video contribuirono a rafforzare i pregiudizi contro la band.
La misoginia potrebbe aver giocato un ruolo secondario, con l'idea che un video che rappresentasse la noia e la frustrazione delle donne di classe operaia fosse visto come una minaccia o una critica a determinati valori conservatori.
"I Want to Break Free" non fu il primo video dei Queen a essere censurato da MTV. Già nel 1982, il video di "Body Language" era stato bandito per il suo contenuto considerato troppo esplicito e sessuale. Tuttavia, quel tipo di censura era più accettabile all'epoca, poiché riguardava contenuti esplicitamente "hot". La reazione a "I Want to Break Free" fu invece diversa: l'idea del travestimento e il messaggio implicito di liberazione furono percepiti come "troppo gay", un termine spesso usato con disprezzo all'epoca.
Il video e l'album associato, The Works , riceveranno meno spazio in onda negli Stati Uniti rispetto ad altre uscite della band. Questo influì sul successo commerciale dei Queen in quel mercato per diversi anni. Nonostante il loro status di superband a livello globale, negli Stati Uniti dovettero affrontare una sorta di boicottaggio culturale.
Con il passare del tempo, "I Want to Break Free" è stato rivalutato come un video musicale rivoluzionario, che mescolava umorismo, critica sociale e un messaggio di accettazione e liberazione personale. L'approccio irriverente dei Queen è ora celebrato come parte della loro eredità artistica.
Il video di "I Want to Break Free" fu vittima di un contesto culturale che non era ancora pronto per accettare la fluidità di genere e la satira sociale presentata in modo così esplicito. Nonostante gli ostacoli, il brano e il video sono rimasti nella storia della musica come esempi di creatività audace e messaggi senza tempo.
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