Il cinema è un'arte straordinaria,
capace di trasportarci in mondi fantastici e raccontarci storie
avvincenti. Ma è anche un’industria che spesso si affida a schemi
narrativi ripetitivi, generando cliché che, a lungo andare,
diventano prevedibili e fastidiosi. Alcuni di questi tropi sono ormai
così radicati che riescono a spezzare l’immersione dello
spettatore, rendendo certe scene più frustranti che coinvolgenti.

Uno dei cliché più abusati è quello
del cattivo che parla troppo. Questo espediente narrativo si basa su
un’idea molto semplice: il villain, anziché concludere il proprio
piano in modo rapido ed efficace, preferisce perdere tempo spiegando
ogni dettaglio al protagonista, dandogli involontariamente
l'opportunità di salvarsi. Da Ernst Stavro Blofeld nei film di James
Bond ai più moderni antagonisti dei blockbuster hollywoodiani,
il risultato è sempre lo stesso: il criminale, sicuro di sé, si
lancia in un monologo dettagliato e autocompiaciuto, consentendo al
buono di trovare un modo per reagire e ribaltare la situazione. Nella
realtà, chi ha intenzione di uccidere qualcuno non si dilunga in
spiegazioni: agisce.
Un altro cliché estremamente irritante
è quello del "conto alla rovescia disinnescato all'ultimo
secondo". Quante volte abbiamo visto una bomba esplodere nei
film d’azione? E quante volte l’eroe è riuscito a fermarla a un
solo secondo dalla detonazione? È una soluzione narrativa usata fino
alla nausea, che toglie ogni senso di suspense perché il pubblico
ormai sa esattamente cosa aspettarsi. Un’alternativa più
realistica sarebbe mostrare che il disinnesco non è sempre così
semplice o, ancora meglio, che il timer non venga impostato in modo
così prevedibile.
Poi c'è il classico "colpo di
pistola che fa volare via il nemico". Nei film, una singola
pallottola è spesso sufficiente per scaraventare una persona a metri
di distanza, facendola persino infrangere contro un muro o una
finestra. Questo cliché non ha alcuna base scientifica: una
pallottola penetra nel corpo, ma non genera una forza sufficiente a
far decollare il bersaglio. Tuttavia, Hollywood continua a usarlo per
enfatizzare la drammaticità delle sparatorie, ignorando
completamente le leggi della fisica.
Anche i personaggi che "svengono
in modo conveniente" sono un classico fastidioso. Nei film, un
colpo alla testa con il calcio di un fucile o un semplice
strangolamento di qualche secondo sono sufficienti per far perdere
conoscenza a qualcuno senza gravi conseguenze. Nella realtà, perdere
i sensi è un evento medico serio che può portare a danni cerebrali
permanenti o persino alla morte. Ma nei film, i protagonisti si
svegliano freschi e pronti all’azione, come se avessero appena
fatto un pisolino.
Un altro cliché insopportabile è
quello dell' "hacker onnipotente". Nei film, gli hacker
possono accedere a qualsiasi sistema informatico in pochi secondi,
con schermate piene di codici incomprensibili e una tastiera che
suona come una mitragliatrice. Basta digitare furiosamente per pochi
istanti ed ecco che ogni sistema di sicurezza cade come un castello
di carte. Nella realtà, l'hacking è un processo lungo e complesso,
che richiede ore, giorni o persino settimane di lavoro meticoloso.
Infine, non possiamo dimenticare il
classico "personaggio che cammina via senza guardare
l'esplosione". È un'immagine iconica, resa celebre da
innumerevoli film d’azione: il protagonista fa detonare qualcosa e
si allontana con passo sicuro, senza degnare l’esplosione di uno
sguardo. Oltre a essere ormai un cliché visivo scontato, è anche
ridicolmente irrealistico. Le esplosioni generano onde d’urto e
frammenti letali che renderebbero impossibile una camminata tanto
disinvolta.
Questi sono solo alcuni degli innumerevoli cliché che popolano il
cinema. Alcuni sono divertenti, altri diventano irritanti per la loro
ripetitività. Il problema principale è che molti di essi riducono
la tensione narrativa e rendono i film prevedibili. Forse è giunto
il momento che Hollywood inizi a sfidare le aspettative del pubblico,
eliminando questi stereotipi e trovando nuovi modi per raccontare
storie avvincenti senza cadere nelle solite trappole narrative.
E
questa è una cosa che vedi sempre nei film:
l'assassino parla troppo. Vuole spiegare, prima, la sua motivazione
per ucciderti. Il suo grande piano. Metti tutto lì, così che tu
"capisca" VERAMENTE, e capisca perché farà quello che sta
per fare... assaporano il momento, cercano di farlo durare di più. E
in qualche modo rinunciano sempre al vantaggio che hanno essendo
troppo loquaci, consentendo al protagonista di trovare la sua via
d'uscita dalla situazione difficile...
Nella
vita reale, i cattivi sparano, non parlano. Quando incontrano il loro
"Tuco", non gli danno l'opportunità di prendere la pistola
perché sanno che vale la vecchia saggezza: "Più chiacchiere,
più errori".